Comprendere il contratto per un sito Internet

capire un contratto siti internet

Un paio di mesi fa una associazione di categoria della mia zona mi ha chiesto di tenere un seminario sul tema dei contratti per hosting e siti web. Questo il titolo: “Comprendere i contratti di servizi WEB”. Ho declinato l’invito. Oggi, però, ho incontrato un amico e mi è tornata la voglia di parlare di queste cose.

Ringrazio quindi il mio amico Sergio, piccolo imprenditore, e il signor Rossi, titolare della agenzia a cui Sergio si è affidato per la creazione del suo sito web. Riporterò alcuni articoli tratti dal contratto tra le parti e il mio doveroso commento.

180 giorni lavorativi per realizzare del sito

A contratto: “Il fornitore si impegna a progettare e realizzare il sito web entro 180 giorni dalla restituzione del Documento di Progetto, debitamente compilato, e di tutto il materiale necessario”

Rossi… caro mio… 180 giorni lavorativi sono otto mesi e mezzo… non ti sembra di prendertela un po’ comoda?
Ma… cos’è il documento di progetto a cui fai riferimento?

I contenuti me li dai tutti tu mentre io faccio copia ed incolla

A contratto: “AI fine di permettere la progettazione e la realizzazione del sito web, il Fornitore invierà al Cliente il “Documento di Progetto” che dovrà essere compilato con le specifiche richieste. Tale documento, unitamente al materiale occorrente per la realizzazione del sito web (a titolo esemplificativo: foto, testi, loghi, video, ecc.), dovrà essere restituito dal Cliente al Fornitore entro 10 giorni lavorativi dalla data della sua ricezione. Il Cliente garantisce che qualsiasi elemento di grafica, foto, design, testo o quant’altro consegnato al Fornitore per l’inserimento nel sito web è di proprietà dello stesso Cliente o che comunque esso ne ha il legittimo diritto di utilizzo, esonerando il Fornitore da ogni responsabilità al riguardo.”

Tu ti prendi 8 mesi e mezzo di tempo per fare il sito mentre il cliente deve consegnarti tutto il materiale necessario entro 10 giorni. Va beh… diciamo che in linea di massima questa clausola potrei anche passartela. Conosco anche io il cliente medio. Ma proprio per questo riconosco premio e stimolo le eccezioni. Stendere contenuti per il web è il tuo lavoro, non il suo. Non è il tuo cliente che vende servizi e consulenza in materia di comunicazione. Quello sei tu. Avrebbe più senso se il cliente si prendesse 180 giorni e tu 10 dato che ti fai pagare per la tua esperienza in materia. Mettiamo un attimo da parte i contenuti testuali. Le foto… anche le foto le deve fornire tutte il cliente? Caro Rossi, dimmi, forse per 3.000 euro qualcosa potresti metterla anche tu?? Ti suggerisco di valutare un abbonamento a Fotolia. Non è economico ma, lasciamelo dire, non lo sei nemmeno tu.

Il nome del sito lo decidi tu ma lo registro a nome mio

A contratto: “Nel caso in cui il Cliente non sia già intestatario di un nome a dominio regolarmente registrato il Fornitore provvederà, intestandolo al Fornitore stesso, alla registrazione del nome a dominio indicato dallo stesso Cliente.”

Vediamo se ho capito. Ho un negozio di scarpe che si chiama “Calzabene” ti chiedo di farmi un sito web.
Tu registri calzabene.it e lo intesti a te stesso. Così ne diventi proprietario… interessante.
Certo che Calzabene.it è un nome proprio carino ed è un dominio libero!
Rossi… pensaci, potresti rivenderlo.

Cornuto e mazziato

A contratto: “Il Cliente garantisce, essendone unico eventuale responsabile, che il nome a dominio eventualmente indicato per la registrazione non viola le regole sui marchi, segni distintivi e denominazione e si obbliga a non utilizzare o far utilizzare il sito web contro la legge, la morale, l’ordine pubblico e comunque in modo da arrecare danno al Fornitore”

Quindi… ricapitoliamo… il nome del dominio te lo fornisco io. Tu te lo intesti. Mi verrebbe da dire che me lo rubi. Ma non basta… se viene fuori che mi hai rubato qualcosa che detenevo illegalmente mi fai causa, perché devo garantirti che la roba che mi rubi sia roba buona. Sempre più divertente.

E’ tutto mio

A contratto: “ln base a quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche ed integrazioni, la fornitura del sito web non implica per il Cliente la proprietà del sito web stesso nè del nome a dominio, bensì l’assegnazione del diritto d’utilizzo per la durata contrattuale. Il sito web e la documentazione allegata sono prodotti di proprietà esclusiva del Fornitore.”

Non vorrei scendere troppo sul tecnico/legale.
Vorrei però renderti noto, caro Rossi, che ti stai appellando al diritto d’autore che tutela:

  • Testi – quelli che ha redatto il tuo cliente non tu (vedi “i contenuti me li dai tutti tu”);
  • Fotografie ed immagini – quelle che, come sopra, ti ha fornito il tuo cliente,
  • I programmi per elaboratore e loro interfacce .. e che non hai fatto tu.
    Tu hai usato WordPress e un modello grafico già precostruito (più precisamente il tema “Brooklyn” della UnitedThemes).
    Forse lo hai un po’ modificato. Ma la legge specifica che la tutela si applica “purché originali”.
    La licenza associata a buona parte dei template grafici, tra l’altro, proibisce a chiunque di vantare dei diritti sugli stessi anche se parzialmente modificati.
    Ho verificato di persone e vale anche per tutti i temi della UnitedThemes. Regolati.

Insomma… il diritto d’autore tutela l’opera intellettuale. Non che il contratto che hai scritto non sia una opera d’arte… sia chiaro.
Ma per il sito del mio amico Sergio sarebbe il caso che ti facessi pagare giusto le ore di consulenza.

Se vuoi poi il sito che mi hai pagato puoi anche guardarlo

A contratto: “II Cliente è autorizzato a:
a) fruire del sito web fino alla scadenza dei termini previsti;
b) permettere la fruizione del sito web a terze parti nei limiti di quanto permesso dalla normale navigazione sul Web”
… e ancora
“Il Cliente non è autorizzato a:
a) utilizzare il sito web per l’erogazione diretta di servizi a favore di terze parti, a meno che non espressamente previsto nel contratto o nel preventivo;
b) modificare il sito web in alcuna parte, nessuna esclusa;
c) accedere ai sorgenti del sito web con qualsiasi scopo (ivi compreso quello di copiarli, riutilizzarli, ecc.);”.

Si commenterebbe da solo ma per chiarire il concetto… Se Sergio volesse anche solo cambiare l’orario di apertura del negozio riportato sul SUO sito dovrebbe interpellarti e tu saresti probabilmente tentato di farti pagare un extra per la modifica dato che il contratto non prende in considerazione questa ipotesi. Vero?

Non vendo nulla ti sto offrendo un comodo Canone Annuale

A contratto: “La durata del servizio è quella indicata nel frontespizio del presente Contratto. Al termine, il rapporto Contrattuale si rinnoverà tacitamente a pari condizioni e per un periodo di dodici (12) mesi e così di anno in anno, fatta salva la facoltà di disdetta da parte del Cliente da farsi valere a mezzo lettera raccomandata A/R da inviarsi entro 90 giorni dalla scadenza contrattuale. ln caso di mancata o ritardata comunicazione, il contratto si rinnoverà alle medesime suddette condizioni.”

Esistono contratti di noleggio e di vendita. Se redigi un contratto di noleggio biennale di 3.000 euro + iva per un sito web il cui costo di acquisto medio sul mercato è di euro 1.500 (chiavi in mano) ho il sospetto che il tuo lavoro, Rossi, non sia quello di sviluppare siti web. La tua professione ha un altro nome.

A chi mi legge sottolineo che Sergio è sicuramente un pirla ma che ha avuto almeno il buon senso di affidare l’hosting ad un’altra società che gli fattura l’onesta cifra di 75 euro l’anno. Il canone di “noleggio” di cui stiamo parlando, quindi, si riferisce esclusivamente alla creazione del sito (Rossi però non si azzarda a dire che ha creato una cosa su richiesta di un committente preferisce dire che ne concede l’uso).

Se poi non funziona o si rompe non è colpa mia

A contratto: “Il Fornitore non può essere ritenuto responsabile per malfunzionamenti dei servizi, causati da problemi tecnici su macchinari, server, router, linee telefoniche, reti telematiche, ecc. di sua proprietà o di società selezionate per offrire i servizi. Non sono attribuibili al Fornitore malfunzionamenti dei servizi, perdite di dati, diffusione accidentale di dati personali o sensibili, e qualsiasi altro tipo di danno verificatosi a seguito di attacchi da parte di pirati informatici, ladri, hacker, cracker, virus, ecc.”

Dopo la parola virus aggiungerei anche “per imperizia o se semplicemente mi dimentico di fare il backup”.

Per finire

Svilupperò personalmente il nuovo sito del mio amico Sergio. Gli costerà decisamente meno dei 3000 euro che avrebbe dovuto versare alla web agency per il rinnovo biennale del suo contratto.

Spero che questo articolo possa essere utile a chiunque si trovi ad acquistare un servizio di questo tipo. Valutate con attenzione e con atteggiamento critico qualsiasi articolo del contratto che vi viene sottoposto. Ricordatevi che gli articoli dei moduli precompilati possono anche essere cancellati o variati e che un contratto è stipulato “tra le parti”. Discutere un contratto è un vostro diritto e chiunque vi ponga davanti ad un “àut àut” (o così o niente) non merita la vostra attenzione. Spesso ci concentriamo troppo solo sul contrattare la cifra dimenticandoci dell’importanza delle condizioni.

Ma questo articolo lo dedico soprattutto al Signor Rossi. La ricompensa di un lavoro dovrebbe essere sempre proporzionale all’impegno profuso. Il termine “servizio”, che così spesso usi nella tua contrattualistica ha una etimologia chiara che ti consiglio di rivedere per comprendere a pieno il senso della nostra professione.

Paolo Pedroni

Autore

Paolo Pedroni 42 anni, da 20 lavora nel settore IT. Dal 1995 si occupa di formazione e consulenza informatica, prima come libero professionista e poi come dipendente di una società italiana del settore. La sua gavetta la passa svolgendo docenza su tematiche di Office Automation, Desktop e Web Publishing ma inizia presto ad occuparsi anche di progettazione e coordinamento delle attività didattiche. Nel 1999 inizia a specializzarsi in ambito Citrix e Microsoft Server e più in particolare in tematiche di virtualizzazione applicativa e di sistema (oggi alla base del paradigma noto come Cloud). Nel 2006 decide di abbandonare l’attività consulenziale per seguire le problematiche informatiche legate allo sviluppo in Italia di un importante gruppo finanziario statunitense. Dal 2010 è tornato a seguire diversi clienti come consulente IT e Microsoft Certified Trainer.